Da quando l'avvocato De Rensis non perde occasione di citare i suoi amati fagiani, a me tornano in mente i quadri di Chardin, noto soprattutto per le nature morte che in realtà non sarebbero tali, almeno stando all'acume di Proust che le definì nature viventi. A ben guardare, tra brocche, frutti e cacciagione la vita palpita ancora, fuori tempo massimo, certo, e pur tuttavia degna d'essere assimilata al respiro primordiale. Il punto è che consideriamo vita ogni essere vegetale e animale che si configuri per movimento o sviluppo, mentre tendiamo a non dare importanza all'invisibile, anche se poi ogni volta che se ne presenta l'occasione ripetiamo in automatico la celeberrima frase di Saint- Exupéry... E non è mica un caso se la più amata tra le stagioni è l'estate che, virulenta, rende tutto rigoglioso e instagrammabile, mentre disprezziamo l'inverno per i suoi paesaggi scabri che "non dicono niente". Eppure, con buona pace di quelli che s'a...