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Visualizzazione dei post da giugno, 2026

dopo 10 anni e 6 mesi...

Stasi torna un uomo libero Buona vita, Alberto

premi e premi-ati

  Con l'umore tipico dei giorni senza epifanie mi sono detta: bene, vediamo un po' come scrive il vincitore del Booker 2025 (diffido delle premiazioni, dietro c'è sempre combutta e mai onestà di intenti). Ma è  bastato poco per promuovere Szalay: La mattina dopo nevicò è un racconto breve dalla sintassi ferma, e solo per restare alle righe che riporto sotto, la differenza la fa l'attenzione che l'autore, apparentemente in via accidentale, accorda a piccole cose come "gli oggetti inanimati della cucina", o "la luce era fioca e sporca. In quella luce noi stavamo in cucina". Nessun artificio, nessun richiamo subliminale, soltanto l'immediatezza del dire. Tanti si riconosceranno in questo ciak:   "Quel mattino piovigginava. Strisce di fuliggine bagnata rigavano la casa e velavano le finestre e, dentro, la luce era fioca e sporca. In quella luce noi stavamo in cucina. Non c'era nessuno. Gli altri erano tutti al lavoro o a scuola. Per l...

il Maestro e io

  A volerli contare uno per uno sarebbe impossibile, perché sul delitto di Garlasco si sono pronunciati tutti, indipendentemente da titoli e mansioni. Tutt'al più, dispiacendo qualcuno, si potrebbe ricorrere a una suddivisione per categorie, molte delle quali, ahimè, sarebbero scollegate dalla realtà. Alla sottocategoria dei tuttologi di Garlasco appartiene Gianluca Spina, al quale tuttavia va riconosciuta una buona competenza nell'interpretazione del linguaggio del corpo: a lui il parlato interessa poco, più eloquente l'incongruo battito di ciglia o le "spallucce" che accompagnano il disagio della menzogna. Parimenti, giura di riconoscere l'innocenza. Quello di Spina è un lavoro che non mi si addice: ascolto con attenzione l'interlocutore, ma del flusso verbale non riesco a rilevare il corollario. Sarà che per me ogni discorso è compiuto in sé: merito del DNA e di un Maestro senza eguali: « Una mente esercitata su Proust diverrebbe capace di avvertire i m...

mentre cala il sipario su Libero

È da certi mancati inviti che capisci d'essere stata dalla parte giusta  

del pragmatismo

Il solitario molare d'una puttana,  che era morta sconosciuta, portava una piombatura d'oro.  Gli altri, come per un tacito appuntamento se n'erano andati. Lo cavò via il beccamorto, lo impegnò e andò a ballare. Poiché - diceva lui - solo terra deve farsi terra. Gottfried Benn Non   si è forse concordi nell'affermare che il pragmatismo è una virtù? E allora non si biasimi il pover'uomo che tira a campare: non ha profanato alcunché. Alla defunta il grammo d'oro non serviva più e la terra, che non accorda nessun valore ai tesori umani, ha una passione tutta sua per i cadaveri.  

Overlook Hotel

  L'Overlook Hotel è una delle mie ossessioni. Intendiamoci, niente di patologico: non ho fatto di Jack Torrance  un idolo né sublimo la violenza come un Andrea Sempio in giovane età. Però quei corridoi senza soluzione di continuità, quelle porte chiuse a custodire stanze che diresti vuote ma non è mica detto, e il labirintico farsi e disfarsi degli ambienti dovuto ai flashback narrativi, beh, tutto concorre a suggestionarmi da anni. Tuttavia, oltre all'imperante follia di Jack, un'altra chiave di lettura è possibile: attiene poco all'horror e tanto alla disgraziata specie umana. Così Caroline Bicks nel suo I segreti di Stephen King : "L'Overlook di Shining è quindi soprattutto un gigantesco amplificatore della violenza familiare. Jack arriva lì già incrinato: alcolista, frustrato, umiliato dal proprio fallimento, terrorizzato dalla possibilità di essere un padre distruttivo. L'hotel alimenta la sua follia, la organizza, le dà una forma narrativa  (...) An...