Sparire senza dare spiegazioni. Tanto nessuno capirebbe. Due le possibili vie di fuga: tramite eutanasia (come nell'articolo che riporto) oppure affidandosi a "negozi per la fuga notturna" che in Giappone ti fanno "evaporare" ma non morire (differenza minima: mantieni il corpo ma prima devi uccidere l'altro te). Sono sempre stata dalla parte di chi si "arrende" e dalla parte di chi rivendica una nuova condizione. Non serve neppure avere coraggio. Il presente è già vinto.
"Quando muore un figlio si spezza l'architettura invisibile che teneva insieme il mondo di una madre. Il tempo continua a scorrere, i supermercati restano pieni di persone che scelgono la frutta, parlano del tempo, fingono persino di ascoltare. Lei invece attraversa le stanze come un'apparizione. Si alza dal letto, risponde ai messaggi, compie gesti automatici, ma la sua mente è altrove, sprofondata in un luogo dove la vita ha smesso improvvisamente di avere significato. È da quel vuoto assoluto che nasce la storia di Wendy Duffy, la donna inglese che ha scelto di andare in Svizzera per morire dopo aver perso suo figlio. Non un corpo devastato da una malattia terminale o un dolore fisico che sanguina e si lascia fotografare da una Tac, ma qualcosa di infinitamente più difficile da spiegare: il collasso dell'anima". Daniela Missaglia
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