non fatevi fregare
Impossibile spiegare meglio di quanto abbia fatto Grimaldi il caso Garlasco, che ormai esula dal semplice omicidio di Chiara Poggi. Mediaset, ma non solo, ha fatto in modo che programmi di approfondimento che mai prima d'ora si erano occupati di Garlasco, si mobilitassero per screditare la valenza delle indagini della Procura di Pavia. Troppo tardi: l'opinione pubblica, edotta a dovere da chi non ha nulla da guadagnarci, non ci sta. Trovo perfetto questo articolo che dedicherei a quelli che ancora negano l'evidenza: Stasi è innocente, per Sempio si vedrà.
«All’ipocrisia piccolo-borghese dei Travaglio e a quella dei moralisti mediatici preferisco l’“Empirismo Eretico” alla Pasolini. Non posso farci niente. Quando sento certi richiami non posso non pensare a Pasolini quando scrive: “ …il mio odio per la borghesia è in realtà una specie di ripugnanza fisica verso la volgarità piccolo-borghese, la volgarità delle “buone maniere” ipocrite, e così via. Forse soprattutto perché trovo insopportabile la grettezza intellettuale di questa gente”. Grettezza a volte raffinata, altre volte spudorata.
Negli ultimi giorni, mentre la Procura di Pavia chiude le indagini su Andrea Sempio ed emergono elementi che rimettono clamorosamente in discussione la narrazione consolidata sull’omicidio di Chiara Poggi, si insiste paradossalmente a voler riprocessare Alberto Stasi. Ci viene ripetuto con insistenza che il clamore mediatico è osceno, morboso, un circo da fermare. Proprio nel momento in cui la cronaca giudiziaria travolge la versione ufficiale, si invoca il silenzio, ci si appella al garantismo (fino a ieri negato ad altri) e si annunciano valanghe di querele.
Si denuncia con sdegno la “violazione del segreto investigativo”, che invece fino alla chiusura delle indagini era rimasto ermetico e inviolato. Si tessono trame spionistiche e complotti ridicoli, si accreditano trame grottesche tra tresche e strategie d’alcova attribuite al “nemico” per “salvare” Stasi. Salvarlo da cosa, verrebbe da chiedersi, visto che è in carcere da dieci anni?
Questi interventi si fondano su un’elaborata cornice concettuale piccolo-borghese: il pubblico è immaturo e morboso, i media fanno spettacolo invece di approfondire, la sentenza definitiva va difesa come baluardo di civiltà giuridica. Legittimo criticare il trash televisivo – gli avvocati urlanti, le ricostruzioni in 3D, le intercettazioni mandate in onda a colazione. Ma il timing è rivelatore. Proprio mentre l’inchiesta di Pavia mette a nudo palesi ingiustizie, incredibili inefficienze, favoritismi e possibili corruttele che imporrebbero di riaprire il dibattito (magari estendendolo anche a elementi sistemici della giustizia italiana), parte un contrattacco che punta a una nuova, inutilmente persecutoria, criminalizzazione e mostrificazione di Alberto Stasi.
L’obiettivo è chiaro: creare una cortina fumogena per nascondere ciò che ormai appare evidente: il disvelarsi di una distorsione sistematica, nel caso Garlasco. Un caso identificato da milioni di italiani come l’emblema del tracollo del concetto stesso di giustizia, ridotta a un complesso di meccanicismi tecnico-giuridici disumanizzati.
Un trucchetto ricorrente nella storia italiana dei casi celebri, come avrebbe detto Orson Welles: quando la narrazione tossica consolidata viene travolta dai fatti, si invoca il decoro per proteggere chi l’ha alimentata. Conta la formalità, non la sostanza. Come se riconoscere un possibile errore giudiziario fosse più pericoloso del dubbio stesso sulla sorte di un uomo che da anni continua a proclamare la propria innocenza.
Un Paese maturo dovrebbe fare esattamente il contrario: tenere accesi i riflettori proprio quando emergono elementi nuovi e inquietanti. Non per tifo o voyeurismo, ma perché la ricerca della verità su un omicidio irrisolto (o mal risolto) non è gossip di serie B. È garanzia di giustizia, e quindi di libertà per tutti. Spegnere i riflettori ora sarebbe, sì, troppo comodo. E pericolosamente ipocrita.»
Luigi Grimaldi, Non fatevi fregare
E' un post bifronte, da una parte a livello propedeutico Pasolini (da che pulpito) stigmatizza la volgarità del pensiero piccolo borghese, e la cosa pur opinabile merita un commento da sola . Dall'altra entrando nel vivo del caso Garlasco affonda i denti ed a pieno titolo nel lurido ed orrido tentativo della Istituzione di difendersi quando viene smascherata come falsa ed ingiusta e viene esposta al pubblico disprezzo. E qui ci sta un intero trattato. In mezzo una ragazza massacrata, l'impotenza di un ragazzo prima messo alla gogna e poi condannato ad una vita rovinata e la pre-agonia di un forse assassino che vede restringersi il cappio. Da strapparsi i capelli (e strappargli le unghie).
RispondiEliminaIl caso Garlasco sarà risolto quando qualcuno saprà rispondere a questa domanda: perché incastrare ad ogni costo un ragazzo normalissimo come Stasi e salvare un ragazzo normalissimo come Sempio?
RispondiEliminaDimenticavo, nessuno dovrebbe essere condannato neppure sulla base di "indizi gravi, precisi e concordanti" (Stasi è stato condannato in base a ricostruzioni suggestive); se tu, Giustizia, vuoi condannare me, bene, raccogli le prove; diversamente desisti.
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